martedì 14 gennaio 2014

Limiti: fotografare un concetto.

Ci sono momenti sfuggenti in cui ci balena un'idea fotografica e poco dopo la perdiamo tra gli eventi quotidiani. Cos'era che volevo fotografare? Emmm...

Non mi sto riferendo al pensiero di un bel paesaggio o all'uccellino sul ramo o ancora a un ritratto pensieroso, mi sto riferendo ad un concetto, ad un momento astratto da ricreare all'interno di una foto. Durante le mie giornate lavorative ho sempre con me un quaderno di appunti, cose di lavoro, ma al di là della metà del quaderno c'è un mondo che con il lavoro non ha nulla a che fare, una serie di bozzetti che ritraggono con poche note l'idea di scatti futuri. Rapidi schizzi che mi serviranno poi per ricordare i dettagli di un concetto volatile.

Bozzetto - perceptions -
Fotografare un concetto porta con se alcuni ostacoli tecnici superabili con un po' di fantasia e un pizzico di esperienza.

Foto - perceptions - Su Flickr clicca QUI
Nel caso specifico della foto qui sopra volevo esprimere contemporaneamente in un unico scatto e in un unico movimento tre sensi o elementi percettivi, udito, vista, gusto, richiesti da un concorso fotografico sulla rivista Metro. Il concorso richiedeva un solo senso per categoria ma io ne volevo esprimere tre in un solo scatto.

Bene...e quindi? Più avanti vedremo i dettagli tecnici dello scatto, quello che vorrei sottolineare adesso è la parola fantasia e aggiungere qualche domanda riflessiva:
  • Cos'è per me la fotografia?
  • Quanto limito la mia fantasia e perchè?
  • Sono io stesso dunque il limite tecnico?
  • E' meglio rappresentare un concetto o un'immagine statica?
  • Cosa provo mentre scatto?
  • Cosa vedo mentre scatto?
  • Cosa vorrei comunicare nello scatto?
  • ...and so on.
le solite domande banali ma sempre attuali anche dopo anni di scatti.

Bene, tutte queste domande non necessitano di risposte perchè quando la passione ci pervade le idee prendono forma da sole e tutto diventa più facile o istintivo. Io sono lo scatto perchè lo scatto rappresenta me stesso nel periodo emozionale che sto attraversando. L'immagine può diventare un flusso in movimento oppure un'istantanea inamovibile, si tratta solo di sintonizzare noi stessi sulla frequenza corretta per comunicare il concetto nel modo in cui lo sentiamo dentro. Porsi limiti è come fotografare con la mano davanti all'obiettivo, dietro c'è qualcosa ma nessuno lo vedrà mai.
La cosa stimolante nella realizzazione di un concetto è escogitare il flusso tecnico che ci porterà a realizzare lo scatto fisico, uno scatto unico e non ripetibile, qualcosa che gli altri fotografi non potranno mai fotografare perchè non è nel mondo reale ma solo nella nostra mente!

Qui si apre il cielo e gli elementi tecnici lasciano il tempo che trovano perchè probabilmente sarà più utile utilizzare gli strumenti in modo improprio anzichè seguire le procedure da laboratorio. Un'esempio pratico viene dalla foto sopra, 15 secondi di scatto con un lampo iniziale di flash per immortalare il primo soggetto a fuoco, luce stroboscopia delle vecchie festicciole degli anni ottanta per creare le scie ed illuminare il soggetto nei movimenti successivi, movimenti sincronizzati della bimba su sfondo bianco suddividendo i tempi mentalmente per impressionare il sensore durante le pose principali.

L'alternativa surreale: tre gemelle di cui una sarebbe dovuta stare immobile per 15 secondi (non sarebbe mai venuta a fuoco) mentre le altre due si sarebbero dovute muovere mentre un aiutante accendeva e spegneva velocemente una torcia.... take it easy :-) Oh mamma che flash mentale!!!

mercoledì 8 gennaio 2014

La follia dello sguardo emozionale

Ci sono cose che vediamo con gli occhi del passato e che fotografiamo alla luce del presente
image
Ho visto ricordi, li ho fotografati oggi,  sembra,  sembrava,  guarda!
VEDERE O GUARDARE: di cosa ha bisogno una buona fotografia?

- Ho visto,  terminologia passiva,  qualcosa si è posto tra me e il vacuo fondale del presente. Subisco una scena,  catturo l'inevitabilità nella casualità.

- Guardo, terminologia attiva, atto di coscienza in cui assorbo volontariamente sensazioni e colori del soggetto su cui focalizzo la mia attenzione, un atto causale.

Aggiungiamo adesso un'altra variabile per dare più intensità alla scultura visiva, alla fotografia.

Cosa rappresenterà il nostro scatto per gli sguardi futuri?  Vogliamo che l'immagine sia il protrarsi di un ricordo passato o vogliamo che diventi un attimo eterno?

La domanda potrebbe sembrare banale ma farà la differenza nell'atto creativo e nella cognizione dell'osservatore. Spesso lo scatto nasce nella nostra mente già prima della cattura e a volte siamo noi stessi lo scatto. Il "click" sarà l'atto edificatore, partorirà quello che abbiamo gestito nel profondo da chissà quanto tempo. Potenzialmente la fotografia potrebbe rappresentare una materializzazione del nostro subconscio liberandoci da fastidiosi tumulti emozionali.

CLICK:  finalmente sarà la quiete, la meditazione contemplativa dell'opera prima.
Quanto è bella la nostra foto e quanto sono belli i 12 scatti consecutivi che come un prisma smembrano su più facce la nebulosa che ha rappresentato il nostro percorso evolutivo prima del click definitivo.

... il tempo passa.

Il fatto è che qualche settimana dopo, mentre esprimeremo le nostre più sentite congratulazioni per il successivo sconbussolamento emozionale, il nostro successivo click, ecco che la foto precedente, quella che tanto avevamo sbandierato è diventata un'emozione di serie B, lei non sarà più la prima donna, come Eva cacciata dal paradiso sarà splendida ma soggetta alla ruvidezza della vita terrena quindi soggetta alle dovute critiche che come un innamorato velavamo gonfi di amore.

Torniamo ad una delle domande iniziali: passato o attimo eterno?
 Approfondiamo: quando osservo una foto deve ricordarmi qualcosa o deve suscitarmi qualcosa?

Probabilmente il ricordo fa già parte di noi ed un osservatore esterno non potrà mai cogliere il ricordo che la foto dovrebbe esprimere, per l'osservatore lo scatto sarà solo uno scatto, un attimo e muterà in un "wow" solo se lo scatto sarà in grado di sucitare un'emozione. L'emozione può arrivare dal passato ma vivrà nel presente se evocata da un taglio emozionale che ne farà traboccare l'incontenibilità dell'inatteso.
In pratica se lo scatto esprime un "attimo" e non un "passato" allora sarà compreso come linguaggio universare e condivisibile. Quello che forse dovremmo trasmettere, filtrando il nostro vagito emozionale, è qualcosa che ritrae una realtà oggettiva, cosparsa di emozione, resa visibile allo sguardo e non alla vista.

Io vedo tante cose ma guardo ciò che mi interessa e che comunica con il mio inconscio. La scintilla che tocca il mio inconscio dovrebbe scalfire una coscienza collettiva, non il ricordo di un singolo.

In poche parole, abbiamo tonnellate di fotografie che ritraggono compleanni, foto delle vacanze, il primo bagnetto e così via ma.... quanto sono interessanti per l'osservatore? A cosa mira il nostro senso fotografico?

Quando scattiamo una foto non dobbiamo pensare al passato ma all'attimo ed anche la foto più banale potrebbe diventare un "WOW".