"Elucubrazioni di un fotografo moderno"
***INTRO***
Non sapreri, meglio una M43 una FF o una A-PSC ? Poi magari con uno SpeedBooster, visto il tiraggio corto, ci monto qualche vecchia lente e riuso il parco analogico in accoppiata al focus peaking. Sicuramente non avrò più scuse per errare nell'esposizione con il LIVE BULB e comunque posso sempre ricorrere agli HIGH ISO o agli EXTENDED ISO e poi con una ghiera CLICKLESS sarò al top nella regolazione anche se l'obiettivo è COLLASSABILE (sinceramente mi ricorda la compattona) e con il TOUCH SCREEN abbinato al WIFI remote control con due TAP sono online unendo anche il fatto che l'On time start è di soli 0,005 secondi. Ma si, mi sparo un BRACKETING -2 +2 con il LIVE VIEW attivo e vado di HDR...and so on!!!
***PRIMA PARTE***
Il povero Bresson si rivolterà nella tomba osannando alla sua Leica 1 e scrutando con occhio sospetto noi "ultra post moderni" che filosofiamo con termini astrusi.
Dove siamo finiti? (Forse su Amazon)
Siamo ancora fotografi o siamo deflettori di una realtà distorta? (Dicesi fisheye)
Siamo ancora in grado di fotografare o lo strumento fotografa per noi? (Modalità scena)
Siamo invasi dalle "pippe mentali subli-marketing" o ci piace scavare veramente dentro ai limiti della fotografia?
...e tante altre domande a forma di infinito ∞ sempre che le impostazioni manuali ce lo permettano vista la minima distanza di messa a fuoco del nostro cervello!
Senza scadere nel banale dicendo che "la foto la fa il fotografo e non la macchina fotografica" (caspita l'ho detto anche questa volta), purtroppo senza il tasto di blocco della ghiera delle selezioni a volte finisco in modalità video senza neanche accorgermene e rivivo qualche "flash" back di motti assoluti. Aspetta un attimo, ho detto VIDEO? Questa mi mancava, le reflex, quelle moderne fanno anche i video, giusto, dimenticavo. Caro Bresson devi incassare anche questa, giuro è l'ultima, però devi ammettere che la comodità di "svilupparti" i raw col pc intervenendo su quasi ogni aspetto delle foto, dai insomma a parte la tua camera oscura, era veramente penoso portare il delicato rullino al negozio più vicino!
Non vuole essere lo scopo di questo articolo fare un raffronto tra il prima e il dopo, tra l'analogico e il digitale, bisogna pur accettare il tempo in cui siamo incastonati e vivere il presente con le risorse che ci offre, non si tratta di "è tutto più facile (per alcuni più complicato)" si tratta di esaltare al meglio una forma espressiva eliminado le zavorre a forma di vincoli che col tempo abbiamo imparato a superare, hourra pour la technologie!
***SECONDA PARTE***
Io scatto! In realtà scatta anche il podista. Forse nella confusa correlazione del termine scatto, improprio nel secondo o nel primo caso a seconda del punto di vista, possiamo celebrare quanto una definizione, che sia tecnologica o che sia paleo-analogica possa di per se non significare assolutamente nulla o significare esattamente tutt'altro rispetto alle nostre intenzioni. (vedi tecnicismi e acronimi dei tecnicismi di inizio articolo)
Ci stiamo perdendo?
Facciamo un passo indietro: Io scatto! Un'altro passo indietro.... click! Fregati!
Seriamente, l'atto di solleccitare con un impulso elettrico uno dei tanti (?) nostri neuroni al fine di lanciare uno stimolo al braccio e al dito di modo che possa premere a metà corsa il tasto di scatto (che fatica) è onestamente deflazionato dalla valanga di termini come HDR, LIVE BULB, M43, ISO e fratelli.
Cosa importa alla realtà che si palesa davanti al nostro sguardo se lo strumento con cui verrà catturata la propria essenza ha o non ha il "tech inside"? Forse, si, forse, importa solo a noi, noi come sè, noi come ego, noi che la consapevolezza della possessione materiale fa la differenza nell'illusione di catturare la vera essenza della relatà, priva del velo di maya, priva delle impurità, priva delle imperfezioni che la luce imprime sulle forme. Noi, lo scatto, la macchina.
Noi! La foto che crediamo di catturare è solo un'entità impalpabile nella nostra mente o la discesa a terra, la venuta al mondo la fa il sensore e i suoi mila circuiti che lo governano?
E fù la luce...sono impressionato rispose il sensore!
Guardando in post produzione, lo scatto effimero che l'oggetto di cui piene le mani accoglievamo in tutta grazia ci ha regalato, saremo soddisfatti? Colei, la pre-foto, il RAW, è esattamente quello che stavamo fotografando? Qui posso rispondere seccamente NO!
L'idea della foto che avevamo nella mente, non sarà mai l'immagine che abbiamo davanti ed anche quando dopo ore di ritocchi e ritagli e zoommate a video e "photoshoppate" e "lightroomate" e "niksuittate" e "aftereffectate", ebbene lei, la foto avrà l'essenza della nostra ex,ex,ex,ex ragazza, cioè un vago ricordo di qualcosa che forse ci era piaciuto.
Vi starete chiedendo: dov'è il (sesso) nesso in tutto questo? Che (sesso) senso ha tutta questa elucubrazione?
Ecco la vera risposta zen: la fotografia non esiste!
***TERZA PARTE***
Caspita, eppure credevo che tutti quei bollettini pagati mese dopo mese per accaparrarmi l'ultima essenza della nanotecnologia applicata potessero aiutarmi nella cattura dell'immagine mentre come sabbia tra le dita i colori sbiadiscono sfuggevoli senza farmi comprendere, senza darmi la possibilità di mettere a fuoco l'immagine, me stesso, il mondo. Io, che credevo di aver intrappolato per sempre quello splendido volo straziante dell'elegante pennuto, sparando raffiche da 6 fotogrammi al secondo, eccomi qui con il peso di tutta la fisicità di questo metallo e di questo vetro senza una vera foto da esibire.
Quindi la fotografia non esiste, povero illuso che sono che come gli ignavi nell'inferno di Dante "corro nudo punto da vespe e mosconi inseguendo una bandiera senza insegna". Forse bisognerebbe rassegnarsi e vendere la mia tecnologia ad un buon mercatino, oggi chiamato ebay, eppure in alcuni momenti di lucidità sono riuscito a scorgere delle Fotografie da qualche parte, qualcosa è esistito veramente e continua ad essitere, qualcuno le fotografie le ha scattate (sparate - shoot) veramente...
Prostrato e inginocchiato sul patibolo ecco San Cartier Bresson che come un angelo mi appare liberandomi da questo inferno, la riscossa con tutto il coro della sua schiera di angeli, lui, Bresson, mi strizza l'occhio e in quel momento ecco la vera illuminazione: Io sono la fotografia! Ho cercato chissà dove e chissà quanto, sono passato da mille inquadrature, da cento mirini, da 50 obiettivi, da 25 corpi macchina, da 10 sensori, da 5 grip aggiuntive e alla fine non mi ero mai accorto che l'unica cosa che veramente potesse reggere la fragilità del mio essere era un cavalletto, un semplice cavalletto. Ecco adesso è tutto più nitido, tutto è a fuoco, tutto è stabile, mi sono anche ricordato di disattivare lo stabilizzatore sull'obiettivo che con il cavalletto non è mai andato daccordo.
La pace dei sensi: la fotografia non è lo strumento ma il fotografo. Anche se sono tornato a dire la frase banale che ad inizio articolo ho palesemente denigrato, devo ammettere che da "certe" certezze non è possibile svincolarsi, l'eterno è in noi come la fotografia siamo noi, la luce veicola il nostro pensiero ed esprime un'emozione solo e se quando noi saremo maturi abbastanza per reggere l'essenza del mondo che vogliamo catturare. La fotografia rappresenterà interamente noi stessi, il nostro corpo fisico e non il corpo macchina, rappresenterà la nostra emozione, il nostro background, il nostro divenire e solo così sarà trasmissibile, sarà comprensibile e susciterà splendore negli occhi in cui essa rappresenterà qualcosa. La vera fotografia è trasmettere noi stessi agli altri, chiunque può fotografare una montagna ma solo pochi riusciranno a trasmettere l'anima che contiene.
***INTRO***
Non sapreri, meglio una M43 una FF o una A-PSC ? Poi magari con uno SpeedBooster, visto il tiraggio corto, ci monto qualche vecchia lente e riuso il parco analogico in accoppiata al focus peaking. Sicuramente non avrò più scuse per errare nell'esposizione con il LIVE BULB e comunque posso sempre ricorrere agli HIGH ISO o agli EXTENDED ISO e poi con una ghiera CLICKLESS sarò al top nella regolazione anche se l'obiettivo è COLLASSABILE (sinceramente mi ricorda la compattona) e con il TOUCH SCREEN abbinato al WIFI remote control con due TAP sono online unendo anche il fatto che l'On time start è di soli 0,005 secondi. Ma si, mi sparo un BRACKETING -2 +2 con il LIVE VIEW attivo e vado di HDR...and so on!!!
***PRIMA PARTE***
Il povero Bresson si rivolterà nella tomba osannando alla sua Leica 1 e scrutando con occhio sospetto noi "ultra post moderni" che filosofiamo con termini astrusi.
Dove siamo finiti? (Forse su Amazon)
Siamo ancora fotografi o siamo deflettori di una realtà distorta? (Dicesi fisheye)
Siamo ancora in grado di fotografare o lo strumento fotografa per noi? (Modalità scena)
Siamo invasi dalle "pippe mentali subli-marketing" o ci piace scavare veramente dentro ai limiti della fotografia?
...e tante altre domande a forma di infinito ∞ sempre che le impostazioni manuali ce lo permettano vista la minima distanza di messa a fuoco del nostro cervello!
Senza scadere nel banale dicendo che "la foto la fa il fotografo e non la macchina fotografica" (caspita l'ho detto anche questa volta), purtroppo senza il tasto di blocco della ghiera delle selezioni a volte finisco in modalità video senza neanche accorgermene e rivivo qualche "flash" back di motti assoluti. Aspetta un attimo, ho detto VIDEO? Questa mi mancava, le reflex, quelle moderne fanno anche i video, giusto, dimenticavo. Caro Bresson devi incassare anche questa, giuro è l'ultima, però devi ammettere che la comodità di "svilupparti" i raw col pc intervenendo su quasi ogni aspetto delle foto, dai insomma a parte la tua camera oscura, era veramente penoso portare il delicato rullino al negozio più vicino!
Non vuole essere lo scopo di questo articolo fare un raffronto tra il prima e il dopo, tra l'analogico e il digitale, bisogna pur accettare il tempo in cui siamo incastonati e vivere il presente con le risorse che ci offre, non si tratta di "è tutto più facile (per alcuni più complicato)" si tratta di esaltare al meglio una forma espressiva eliminado le zavorre a forma di vincoli che col tempo abbiamo imparato a superare, hourra pour la technologie!
***SECONDA PARTE***
Io scatto! In realtà scatta anche il podista. Forse nella confusa correlazione del termine scatto, improprio nel secondo o nel primo caso a seconda del punto di vista, possiamo celebrare quanto una definizione, che sia tecnologica o che sia paleo-analogica possa di per se non significare assolutamente nulla o significare esattamente tutt'altro rispetto alle nostre intenzioni. (vedi tecnicismi e acronimi dei tecnicismi di inizio articolo)
Ci stiamo perdendo?
Facciamo un passo indietro: Io scatto! Un'altro passo indietro.... click! Fregati!
Seriamente, l'atto di solleccitare con un impulso elettrico uno dei tanti (?) nostri neuroni al fine di lanciare uno stimolo al braccio e al dito di modo che possa premere a metà corsa il tasto di scatto (che fatica) è onestamente deflazionato dalla valanga di termini come HDR, LIVE BULB, M43, ISO e fratelli.
Cosa importa alla realtà che si palesa davanti al nostro sguardo se lo strumento con cui verrà catturata la propria essenza ha o non ha il "tech inside"? Forse, si, forse, importa solo a noi, noi come sè, noi come ego, noi che la consapevolezza della possessione materiale fa la differenza nell'illusione di catturare la vera essenza della relatà, priva del velo di maya, priva delle impurità, priva delle imperfezioni che la luce imprime sulle forme. Noi, lo scatto, la macchina.
Noi! La foto che crediamo di catturare è solo un'entità impalpabile nella nostra mente o la discesa a terra, la venuta al mondo la fa il sensore e i suoi mila circuiti che lo governano?
E fù la luce...sono impressionato rispose il sensore!
Guardando in post produzione, lo scatto effimero che l'oggetto di cui piene le mani accoglievamo in tutta grazia ci ha regalato, saremo soddisfatti? Colei, la pre-foto, il RAW, è esattamente quello che stavamo fotografando? Qui posso rispondere seccamente NO!
L'idea della foto che avevamo nella mente, non sarà mai l'immagine che abbiamo davanti ed anche quando dopo ore di ritocchi e ritagli e zoommate a video e "photoshoppate" e "lightroomate" e "niksuittate" e "aftereffectate", ebbene lei, la foto avrà l'essenza della nostra ex,ex,ex,ex ragazza, cioè un vago ricordo di qualcosa che forse ci era piaciuto.
Vi starete chiedendo: dov'è il (sesso) nesso in tutto questo? Che (sesso) senso ha tutta questa elucubrazione?
Ecco la vera risposta zen: la fotografia non esiste!
***TERZA PARTE***
Caspita, eppure credevo che tutti quei bollettini pagati mese dopo mese per accaparrarmi l'ultima essenza della nanotecnologia applicata potessero aiutarmi nella cattura dell'immagine mentre come sabbia tra le dita i colori sbiadiscono sfuggevoli senza farmi comprendere, senza darmi la possibilità di mettere a fuoco l'immagine, me stesso, il mondo. Io, che credevo di aver intrappolato per sempre quello splendido volo straziante dell'elegante pennuto, sparando raffiche da 6 fotogrammi al secondo, eccomi qui con il peso di tutta la fisicità di questo metallo e di questo vetro senza una vera foto da esibire.
Quindi la fotografia non esiste, povero illuso che sono che come gli ignavi nell'inferno di Dante "corro nudo punto da vespe e mosconi inseguendo una bandiera senza insegna". Forse bisognerebbe rassegnarsi e vendere la mia tecnologia ad un buon mercatino, oggi chiamato ebay, eppure in alcuni momenti di lucidità sono riuscito a scorgere delle Fotografie da qualche parte, qualcosa è esistito veramente e continua ad essitere, qualcuno le fotografie le ha scattate (sparate - shoot) veramente...
Prostrato e inginocchiato sul patibolo ecco San Cartier Bresson che come un angelo mi appare liberandomi da questo inferno, la riscossa con tutto il coro della sua schiera di angeli, lui, Bresson, mi strizza l'occhio e in quel momento ecco la vera illuminazione: Io sono la fotografia! Ho cercato chissà dove e chissà quanto, sono passato da mille inquadrature, da cento mirini, da 50 obiettivi, da 25 corpi macchina, da 10 sensori, da 5 grip aggiuntive e alla fine non mi ero mai accorto che l'unica cosa che veramente potesse reggere la fragilità del mio essere era un cavalletto, un semplice cavalletto. Ecco adesso è tutto più nitido, tutto è a fuoco, tutto è stabile, mi sono anche ricordato di disattivare lo stabilizzatore sull'obiettivo che con il cavalletto non è mai andato daccordo.
La pace dei sensi: la fotografia non è lo strumento ma il fotografo. Anche se sono tornato a dire la frase banale che ad inizio articolo ho palesemente denigrato, devo ammettere che da "certe" certezze non è possibile svincolarsi, l'eterno è in noi come la fotografia siamo noi, la luce veicola il nostro pensiero ed esprime un'emozione solo e se quando noi saremo maturi abbastanza per reggere l'essenza del mondo che vogliamo catturare. La fotografia rappresenterà interamente noi stessi, il nostro corpo fisico e non il corpo macchina, rappresenterà la nostra emozione, il nostro background, il nostro divenire e solo così sarà trasmissibile, sarà comprensibile e susciterà splendore negli occhi in cui essa rappresenterà qualcosa. La vera fotografia è trasmettere noi stessi agli altri, chiunque può fotografare una montagna ma solo pochi riusciranno a trasmettere l'anima che contiene.
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