sabato 28 giugno 2014

la fotografia è il travaglio interiore di un' identità che cerca di rappresentare se stessa


Psicodrammi e sguardi persi, sempre più giù, sempre oltre la linea in cui lo sguardo normalmente mette a fuoco. Come fai ad infondere tecnica e istinto nell'istante di luce che hai davanti. Lui fugge. 

giovedì 27 febbraio 2014

Metabones speedbooster e focus peaking un'accoppiata perfetta!

Uniamo una grande ricerca ingenieristica (Metabones), un'implementazione software (Sony) e qualsiasi vecchio o nuovo obiettivo ed il gioco è fatto! Risultato: messa a fuoco perfetta e aumento della luminosità dell'obiettivo.

Effetto grafico del focus peaking
Metabones speedbooster
 Per chi ultimamente si sta avvicinando al mondo delle mirrorless e in questo caso specifico mi riferisco esclusivamente al comparto Sony / Olympus / Panasonic sarà lieto di sapere che oltre alle "normali" implementazioni hardware e software apportate con la perdita dello specchio meccanico è stato possibile attraverso economicissimi adattatori poter utilizzare praticamente l'intero parco ottiche esistente al mondo sui corpi macchina mirorrless!

Come mai?

Semplice, la distanza tra la parte in cui si innesta l'obiettivo e la superfice del sensore è drasticamente diminuita data la mancanza dello specchietto. Questo vuol dire che compensando tale distanza con i vari adattatori il "tiraggio" sarà colmato di modo da poter montare qualsiasi vecchio (ma anche nuovo nel comparto reflex) obiettivo come se lo stessimo montando sul corpo macchina originale.

In termini pratici cosa comporta questo adattamento?

In pratica se montiamo un obiettivo nato per sensore a-psc/dx su un corpo mirrorless Sony che di per se utilizza un sensore a-psc praticamente non cambierà nulla. Se montiamo un obiettivo nato per aps-c/dx su corpo mirrorless Olympus o Panasonic il cerchio di luce dell'obiettivo sarà croppato (tagliato) ai limiti delle dimensioni del sensore M43 (micro quattro terzi) perdendo quindi una parte dell'immagine catturata dall'obiettivo. In termini di luminosità non vi saranno perdite in ambedue i casi. (potete fare lo stesso ragionamento anche con obiettivi FF (full frame) nei confrontti dell' a-psc/dx e M43.

Automatisimi?

Dovendo utilizzare obiettivi di altre marche su innesti di altre case produttrici e attraveso adattatori perderemo tutti gli automatismi e il controllo del diaframma, quest'ultimo relegato praticamente all'adattatore. Qualcuno a questo punto si starà preoccupando perlomeno della messa  a fuoco, almeno credo :-) .

Focus peaking:

Come potete notare nella prima foto ad inizio pagina (quella con la moto) sembra che l'immagine sia investita da una nebbiolina di atomi rossa, ecco quella nebbiolina è il focus peaking!
In pratica Sony ha implementato una funzione software che viaggia in coppia con la ghiera di messa a fuoco dell'obiettivo. Variando la messa a fuoco in manuale, una sorta di scia luminosa andrà a posarsi esattamente sulle parti che in quel momento sono messe a fuoco dall'obiettivo (in tempo reale).
In definitiva una messa a fuoco "servoassistita", passatemi il termine.

Saremo quindi liberi di utilizzare tutti i vecchi oiettivi mettendo da parte l'ansia dell'antica arte della messa a fuoco completamente manuale, che io trovo comunque fantastica.
Ricordate che al momento Sony ha rilasciato in licenza d'uso il focus peaking solo a poche case tra cui e forse solo Olympus e Panasonic.

E lo speedbooster? (guida completa speedbooster in inglese)

Chi l'ha detto che montando un obiettivo progettato per illuminare un sensore più grande su un sensore più piccolo non possa darci lo stesso risultato ottenuto su un sensore più grande?

In pratica lo speedbooster converge la luce su un cerchio di illuminazione più piccolo aumentando la luminosità dell'obiettivo stesso f di 0,7x e riportando sul sensore di destinazione la stessa inquadratura (0,7x qualcosina di più per M43) che otteremo su un sensore più grande. Addio fattore di crop!

esempio grafico cerchio di illuminazione


Un esempio pratico:

Obiettivo FF da 50mm f2.8 Nikon montato senza e con speedbooster su un corpo macchina DX e M43 (sp = speedbooster - cr = crop)


SENZA SPEEDBOOSTER
FF 50mm f2.8 x crop 1,5x = DX 75mm f2.8
FF 50mm f2.8 x crop 2x = M43 100mm f.2.8

Quindi:
50mm FF
75mm DX
100mm M43

(attenzione: angolo di campo come se stessimo utilizzando un 75mm DX o un 100mm M43 e non un reale avvicinamento)

CON SPEEDBOOSTER
FF 50mm f2.8 x0,7sp= 35mm ///// 35mm f1.96 x crop 1,5cr=DX 52,5mm
FF 50mm f2.8 x0,7sp= 35mm ///// 35mm f1.96 x crop  2cr=M43 70mm

Quindi:
35mm FF
52,5mm DX
70mm M43

tutto rapportato al formato 35mm.

E per capire quanto un obiettivo DX nativo sia in M43 con lo speedbooster?

Portiamo tutto al formato 35mm e vediamo le differenze:

50mm DX diviso 1,5cr= 33,33mm FF
33,33 FF per 2= 66,66mm M43

Quindi:
33,33mm FF
50mm DX
66,66 M43

ma con lo speedbooster:

33,33mm FF * 0,7sp = 23,33mm FF
50mm DX * 0,7sp= 35mm DX

Useremo quindi su una M43 un obiettivo 50mm DX che però ci regalerà un angolo di campo come se montassimo un 35mm DX montato senza speedbooster che nel formato 35mm FF equivale ad un 46,6mm DX, andremo a recuperare addirittura 3,4mm di angolo di campo in più rispetto a quello catturato da un corpo DX.

In pratica fate finta di star utilizzando un 50mm puro DX su una DX ma catturerete 3,5mm di angolo di campo in più. (Niente male, grandezza della lente permettendo...in genere qusi tutti gli obiettivi permettono con o senza una lieve vignettatura di utilizzare la parte estrema delle lenti.)

(attenzione che parliamo sempre di angolo di campo e fattore di crop)

Bando alle chiacchiere:

Ok, adesso che siamo impazziti e probabilmente con la calcolatrice alla mano non ci abbiamo capito nulla comunque, probabilmente io per primo ;-) , riassumiamo dicendo che i sensori sono differenti, il ragionamento andrebbe ricondotto sempre al formato 35mm ma la cosa che ci interessa è che con lo speedbooster andiamo a recuperare quasi la totalità dell'obiettivo costruito per sensore più grande e in più andiamo ad aumentale la sua luminosità dato che convogliamo la luce su un cono più piccolo.
Detto questo, potremmo utilizzare tutti gli obiettivi che vogliamo con o senza lo speedbooster in modalità manuale ma con il vantaggio dell'assistenza del focun peaking.

Che fatica questa tecnologia!!!!
Approposito vi rimando all'articolo precedente sulle elucubrazioni di un fotografo moderno.

P.S. sono stanchissimo, devo rivedere sicuramente qualche calcolo....forse.




sabato 22 febbraio 2014

Il tecnicismo aiuta la fotografia? Ovvero: Elucubrazioni di un fotografo moderno.

"Elucubrazioni di un fotografo moderno"

***INTRO***
Non sapreri, meglio una M43 una  FF o una A-PSC ? Poi magari con uno SpeedBooster, visto il tiraggio corto, ci monto qualche vecchia lente e riuso il parco analogico in accoppiata al focus peaking. Sicuramente non avrò più scuse per errare nell'esposizione con il  LIVE BULB e comunque posso sempre ricorrere agli  HIGH ISO o agli EXTENDED ISO e poi con una ghiera CLICKLESS sarò al top nella regolazione anche se l'obiettivo è COLLASSABILE (sinceramente mi ricorda la compattona) e con il TOUCH SCREEN abbinato al  WIFI remote control con due TAP sono online unendo anche il fatto che l'On time start è di soli 0,005 secondi. Ma si, mi sparo un BRACKETING -2 +2 con il LIVE VIEW attivo e vado di HDR...and so on!!!

http://micromondi.blogspot.it/

***PRIMA PARTE***
Il povero Bresson si rivolterà nella tomba osannando alla sua Leica 1 e scrutando con occhio sospetto noi "ultra post moderni" che filosofiamo con termini astrusi.

Dove siamo finiti? (Forse su Amazon)
Siamo ancora fotografi o siamo deflettori di una realtà distorta? (Dicesi fisheye)
Siamo ancora in grado di fotografare o lo strumento fotografa per noi? (Modalità scena)
Siamo invasi dalle "pippe mentali subli-marketing" o ci piace scavare veramente  dentro ai limiti della fotografia?

...e tante altre domande a forma di infinito ∞ sempre che le impostazioni manuali ce lo permettano vista la minima distanza di messa a fuoco del nostro cervello!

Senza scadere nel banale dicendo che "la foto la fa il fotografo e non la macchina fotografica" (caspita l'ho detto anche questa volta), purtroppo senza il tasto di blocco della ghiera delle selezioni a volte finisco in modalità video senza neanche accorgermene e rivivo qualche "flash" back di motti assoluti. Aspetta un attimo, ho detto VIDEO? Questa mi mancava, le reflex, quelle moderne fanno anche i video, giusto, dimenticavo. Caro Bresson devi incassare anche questa, giuro è l'ultima, però devi ammettere che la comodità di "svilupparti" i raw col pc intervenendo su quasi ogni aspetto delle foto, dai insomma a parte la tua camera oscura, era veramente penoso portare il delicato rullino al negozio più vicino!

Non vuole essere lo scopo di questo articolo fare un raffronto tra il prima e il dopo, tra l'analogico e il digitale, bisogna pur accettare il tempo in cui siamo incastonati e vivere il presente con le risorse che ci offre, non si tratta di "è tutto più facile (per alcuni più complicato)" si tratta di esaltare al meglio una forma espressiva eliminado le zavorre a forma di vincoli che col tempo abbiamo imparato a superare, hourra pour la technologie!

***SECONDA PARTE***
Io scatto! In realtà scatta anche il podista. Forse nella confusa correlazione del termine scatto, improprio nel secondo o nel primo caso a seconda del punto di vista, possiamo celebrare quanto una definizione, che sia tecnologica o che sia paleo-analogica possa di per se non significare assolutamente nulla o significare esattamente tutt'altro rispetto alle nostre intenzioni. (vedi tecnicismi e acronimi dei tecnicismi di inizio articolo)

Ci stiamo perdendo?

Facciamo un passo indietro: Io scatto! Un'altro passo indietro.... click! Fregati!

Seriamente, l'atto di solleccitare con un impulso elettrico uno dei tanti (?) nostri neuroni al fine di lanciare uno stimolo al braccio e al dito di modo che possa premere a metà corsa il tasto di scatto (che fatica) è onestamente deflazionato dalla valanga di termini come HDR, LIVE BULB, M43, ISO e fratelli.

Cosa importa alla realtà che si palesa davanti al nostro sguardo se lo strumento con cui verrà catturata la propria essenza ha o non ha il "tech inside"? Forse, si, forse, importa solo a noi, noi come sè, noi come ego, noi che la consapevolezza della possessione materiale fa la differenza nell'illusione di catturare la vera essenza della relatà, priva del velo di maya, priva delle impurità, priva delle imperfezioni che la luce imprime sulle forme. Noi, lo scatto, la macchina.

Noi! La foto che crediamo di catturare è solo un'entità impalpabile nella nostra mente o la discesa a terra, la venuta al mondo la fa il sensore e i suoi mila circuiti che lo governano?

E fù la luce...sono impressionato rispose il sensore!

Guardando in post produzione, lo scatto effimero che l'oggetto di cui piene le mani accoglievamo in tutta grazia ci ha regalato, saremo soddisfatti? Colei, la pre-foto, il RAW, è esattamente quello che stavamo fotografando? Qui posso rispondere seccamente NO!
L'idea della foto che avevamo nella mente, non sarà mai l'immagine che abbiamo davanti ed anche quando dopo ore di ritocchi e ritagli e zoommate a video e "photoshoppate" e "lightroomate" e "niksuittate" e "aftereffectate", ebbene lei, la foto avrà l'essenza della nostra ex,ex,ex,ex ragazza, cioè un vago ricordo di qualcosa che forse ci era piaciuto.

Vi starete chiedendo: dov'è il (sesso) nesso in tutto questo? Che (sesso) senso ha tutta questa elucubrazione?

Ecco la vera risposta zen: la fotografia non esiste!

***TERZA PARTE***
Caspita, eppure credevo che tutti quei bollettini pagati mese dopo mese per accaparrarmi l'ultima essenza della nanotecnologia applicata potessero aiutarmi nella cattura dell'immagine mentre come sabbia tra le dita i colori sbiadiscono sfuggevoli senza farmi comprendere, senza darmi la possibilità di mettere a fuoco l'immagine, me stesso, il mondo. Io, che credevo di aver intrappolato per sempre quello splendido volo straziante dell'elegante pennuto, sparando raffiche da 6 fotogrammi al secondo, eccomi qui con il peso di tutta la fisicità di questo metallo e di questo vetro senza una vera foto da esibire.
 Quindi la fotografia non esiste, povero illuso che sono che come gli ignavi nell'inferno di Dante "corro nudo punto da vespe e mosconi inseguendo una bandiera senza insegna". Forse bisognerebbe rassegnarsi e vendere la mia tecnologia ad un buon mercatino, oggi chiamato ebay, eppure in alcuni momenti di lucidità sono riuscito a scorgere delle Fotografie da qualche parte, qualcosa è esistito veramente e continua ad essitere, qualcuno le fotografie le ha scattate (sparate - shoot) veramente...

Prostrato e inginocchiato sul patibolo ecco San Cartier Bresson  che come un angelo mi appare liberandomi da questo inferno, la riscossa con tutto il coro della sua schiera di angeli, lui, Bresson, mi strizza l'occhio e in quel momento ecco la vera illuminazione: Io sono la fotografia! Ho cercato chissà dove e chissà quanto, sono passato da mille inquadrature, da cento mirini, da 50 obiettivi, da 25 corpi macchina, da 10 sensori, da 5 grip aggiuntive e alla fine non mi ero mai accorto che l'unica cosa che veramente potesse reggere la fragilità del mio essere era un cavalletto, un semplice cavalletto. Ecco adesso è tutto più nitido, tutto è a fuoco, tutto è stabile, mi sono anche ricordato di disattivare lo stabilizzatore sull'obiettivo che con il cavalletto non è mai andato daccordo.

La pace dei sensi: la fotografia non è lo strumento ma il fotografo. Anche se sono tornato a dire la frase banale che ad inizio articolo ho palesemente denigrato, devo ammettere che da "certe" certezze non è possibile svincolarsi, l'eterno è in noi come la fotografia siamo noi, la luce veicola il nostro pensiero ed esprime un'emozione solo e se quando noi saremo maturi abbastanza per reggere l'essenza del mondo che vogliamo catturare. La fotografia rappresenterà interamente noi stessi, il nostro corpo fisico e non il corpo macchina, rappresenterà la nostra emozione, il nostro background, il nostro divenire e solo così sarà trasmissibile, sarà comprensibile e susciterà splendore negli occhi in cui essa rappresenterà qualcosa. La vera fotografia è trasmettere noi stessi agli altri, chiunque può fotografare una montagna ma solo pochi riusciranno a trasmettere l'anima che contiene.

martedì 14 gennaio 2014

Limiti: fotografare un concetto.

Ci sono momenti sfuggenti in cui ci balena un'idea fotografica e poco dopo la perdiamo tra gli eventi quotidiani. Cos'era che volevo fotografare? Emmm...

Non mi sto riferendo al pensiero di un bel paesaggio o all'uccellino sul ramo o ancora a un ritratto pensieroso, mi sto riferendo ad un concetto, ad un momento astratto da ricreare all'interno di una foto. Durante le mie giornate lavorative ho sempre con me un quaderno di appunti, cose di lavoro, ma al di là della metà del quaderno c'è un mondo che con il lavoro non ha nulla a che fare, una serie di bozzetti che ritraggono con poche note l'idea di scatti futuri. Rapidi schizzi che mi serviranno poi per ricordare i dettagli di un concetto volatile.

Bozzetto - perceptions -
Fotografare un concetto porta con se alcuni ostacoli tecnici superabili con un po' di fantasia e un pizzico di esperienza.

Foto - perceptions - Su Flickr clicca QUI
Nel caso specifico della foto qui sopra volevo esprimere contemporaneamente in un unico scatto e in un unico movimento tre sensi o elementi percettivi, udito, vista, gusto, richiesti da un concorso fotografico sulla rivista Metro. Il concorso richiedeva un solo senso per categoria ma io ne volevo esprimere tre in un solo scatto.

Bene...e quindi? Più avanti vedremo i dettagli tecnici dello scatto, quello che vorrei sottolineare adesso è la parola fantasia e aggiungere qualche domanda riflessiva:
  • Cos'è per me la fotografia?
  • Quanto limito la mia fantasia e perchè?
  • Sono io stesso dunque il limite tecnico?
  • E' meglio rappresentare un concetto o un'immagine statica?
  • Cosa provo mentre scatto?
  • Cosa vedo mentre scatto?
  • Cosa vorrei comunicare nello scatto?
  • ...and so on.
le solite domande banali ma sempre attuali anche dopo anni di scatti.

Bene, tutte queste domande non necessitano di risposte perchè quando la passione ci pervade le idee prendono forma da sole e tutto diventa più facile o istintivo. Io sono lo scatto perchè lo scatto rappresenta me stesso nel periodo emozionale che sto attraversando. L'immagine può diventare un flusso in movimento oppure un'istantanea inamovibile, si tratta solo di sintonizzare noi stessi sulla frequenza corretta per comunicare il concetto nel modo in cui lo sentiamo dentro. Porsi limiti è come fotografare con la mano davanti all'obiettivo, dietro c'è qualcosa ma nessuno lo vedrà mai.
La cosa stimolante nella realizzazione di un concetto è escogitare il flusso tecnico che ci porterà a realizzare lo scatto fisico, uno scatto unico e non ripetibile, qualcosa che gli altri fotografi non potranno mai fotografare perchè non è nel mondo reale ma solo nella nostra mente!

Qui si apre il cielo e gli elementi tecnici lasciano il tempo che trovano perchè probabilmente sarà più utile utilizzare gli strumenti in modo improprio anzichè seguire le procedure da laboratorio. Un'esempio pratico viene dalla foto sopra, 15 secondi di scatto con un lampo iniziale di flash per immortalare il primo soggetto a fuoco, luce stroboscopia delle vecchie festicciole degli anni ottanta per creare le scie ed illuminare il soggetto nei movimenti successivi, movimenti sincronizzati della bimba su sfondo bianco suddividendo i tempi mentalmente per impressionare il sensore durante le pose principali.

L'alternativa surreale: tre gemelle di cui una sarebbe dovuta stare immobile per 15 secondi (non sarebbe mai venuta a fuoco) mentre le altre due si sarebbero dovute muovere mentre un aiutante accendeva e spegneva velocemente una torcia.... take it easy :-) Oh mamma che flash mentale!!!

mercoledì 8 gennaio 2014

La follia dello sguardo emozionale

Ci sono cose che vediamo con gli occhi del passato e che fotografiamo alla luce del presente
image
Ho visto ricordi, li ho fotografati oggi,  sembra,  sembrava,  guarda!
VEDERE O GUARDARE: di cosa ha bisogno una buona fotografia?

- Ho visto,  terminologia passiva,  qualcosa si è posto tra me e il vacuo fondale del presente. Subisco una scena,  catturo l'inevitabilità nella casualità.

- Guardo, terminologia attiva, atto di coscienza in cui assorbo volontariamente sensazioni e colori del soggetto su cui focalizzo la mia attenzione, un atto causale.

Aggiungiamo adesso un'altra variabile per dare più intensità alla scultura visiva, alla fotografia.

Cosa rappresenterà il nostro scatto per gli sguardi futuri?  Vogliamo che l'immagine sia il protrarsi di un ricordo passato o vogliamo che diventi un attimo eterno?

La domanda potrebbe sembrare banale ma farà la differenza nell'atto creativo e nella cognizione dell'osservatore. Spesso lo scatto nasce nella nostra mente già prima della cattura e a volte siamo noi stessi lo scatto. Il "click" sarà l'atto edificatore, partorirà quello che abbiamo gestito nel profondo da chissà quanto tempo. Potenzialmente la fotografia potrebbe rappresentare una materializzazione del nostro subconscio liberandoci da fastidiosi tumulti emozionali.

CLICK:  finalmente sarà la quiete, la meditazione contemplativa dell'opera prima.
Quanto è bella la nostra foto e quanto sono belli i 12 scatti consecutivi che come un prisma smembrano su più facce la nebulosa che ha rappresentato il nostro percorso evolutivo prima del click definitivo.

... il tempo passa.

Il fatto è che qualche settimana dopo, mentre esprimeremo le nostre più sentite congratulazioni per il successivo sconbussolamento emozionale, il nostro successivo click, ecco che la foto precedente, quella che tanto avevamo sbandierato è diventata un'emozione di serie B, lei non sarà più la prima donna, come Eva cacciata dal paradiso sarà splendida ma soggetta alla ruvidezza della vita terrena quindi soggetta alle dovute critiche che come un innamorato velavamo gonfi di amore.

Torniamo ad una delle domande iniziali: passato o attimo eterno?
 Approfondiamo: quando osservo una foto deve ricordarmi qualcosa o deve suscitarmi qualcosa?

Probabilmente il ricordo fa già parte di noi ed un osservatore esterno non potrà mai cogliere il ricordo che la foto dovrebbe esprimere, per l'osservatore lo scatto sarà solo uno scatto, un attimo e muterà in un "wow" solo se lo scatto sarà in grado di sucitare un'emozione. L'emozione può arrivare dal passato ma vivrà nel presente se evocata da un taglio emozionale che ne farà traboccare l'incontenibilità dell'inatteso.
In pratica se lo scatto esprime un "attimo" e non un "passato" allora sarà compreso come linguaggio universare e condivisibile. Quello che forse dovremmo trasmettere, filtrando il nostro vagito emozionale, è qualcosa che ritrae una realtà oggettiva, cosparsa di emozione, resa visibile allo sguardo e non alla vista.

Io vedo tante cose ma guardo ciò che mi interessa e che comunica con il mio inconscio. La scintilla che tocca il mio inconscio dovrebbe scalfire una coscienza collettiva, non il ricordo di un singolo.

In poche parole, abbiamo tonnellate di fotografie che ritraggono compleanni, foto delle vacanze, il primo bagnetto e così via ma.... quanto sono interessanti per l'osservatore? A cosa mira il nostro senso fotografico?

Quando scattiamo una foto non dobbiamo pensare al passato ma all'attimo ed anche la foto più banale potrebbe diventare un "WOW".